Gillian Anderson esplode in 'American Gods' nei panni di Marilyn e Bowie…

by Armando Gallo May 31, 2017
Actress Gillian Anderson, Golden Globe winner

hfpa/armando gallo

Mentre Gillian Anderson mi viene incontro saltellando con le stampelle, il mio primo pensiero è che, in fondo, anche lei è umana. L’attrice che dagli Anni 90 è il volto di X-Files, l’agente Dana Scully che sbroglia casi paranormali e che ritroveremo con David Duchovny l’anno prossimo in dieci nuovi episodi in lavorazione questa estate, mi sorprende per schiettezza e ironia molto pragmatici: «Sono saltata dentro una piscina troppo bassa in Costa Rica. E questo è il risultato, un piede fratturato». Ingessatura a parte Gillian, 48 anni, è bellissima. Mentre si lascia cadere sulla poltrona davanti a me, non mi trattengo da una galanteria e le dico che sembra la sorella carina di se stessa. Mi risponde che l’amore fa miracoli, alludendo alla sua felice relazione con lo sceneggiatore inglese Peter Morgan, al quale è legata da un anno. 

E il tema del miracolo è, in un certo senso, anche quello che dominerà la nostra intervista. Gillian è infatti una protagonista di alcuni episodi di American Gods, la nuova audace serie televisiva della Starz tratta dall’omonimo romanzo del 2001 dello scrittore inglese Neil Gaiman. La storia è quella di un ex galeotto, interpretato dall’attore Ricky Whittle, che si muove in un mondo popolato da divinità in guerra tra di loro: si va da Gesù al vichingo Odino, passando per gli dei egizi e le forze venerate dai pellerossa. I veri e grandi nemici di queste figure “classiche” sono gli idoli della cultura contemporanea: nati sui social e su internet. Anderson interpreta Media, la dea che manipola i gusti e i desideri delle persone attraverso i miti di cinema, musica e tv: la vedremo, infatti, trasformarsi in personaggi carismatici, come le dive Judy Garland e Marilyn Monroe o la rockstar David Bowie. 

Chi è stato più divertente da interpretare?

«Sicuramente Marilyn, perché era così luminosa, spumeggiante e sensuale. Io, invece, sono introversa e piuttosto impacciata quando si tratta di corteggiare un uomo. E comunque,tutti i personaggi in cui mi incarno per il ruolo di Media hanno rappresentato una sfida». 

Qual è stata la più faticosa?

«Sicuramente essere David Bowie. E non solo perché ogni volta erano tre ore e mezza di trucco. Non volevo farne una caricatura, una semplice imitazione ma cogliere quella che secondo me era l’essenza di questo musicista. Penso di averla trovata nella sua malinconia, nella sua tristezza. Ho ascoltato decine di sue interviste e sono rimasta colpita dalla nota struggente che c’era nella sua voce e che ha dato il ritmo anche a tutte le sue canzoni».

Lei è diventata famosa con una serie, X-Files, che ha fatto la storia della tv degli Anni 90. Che rapporto ha con i media e con i miti che lanciano?

«Per molto tempo li ho quasi rifiutati. Provi a guardare le mie foto da giovanissima, quando è arrivato il successo di X-Files ed ero continuamente sotto i riflettori. Sembravo un pesce fuor d’acqua, avevo una faccia esterefatta. Forse era colpa della mia timidezza, ma non capivo perché tutti intorno a me si agitassero. Poi ho compreso l’importanza del mio lavoro e della soddisfazione che provi quando arrivi al cuore del pubblico, la gente ti percepisce nel modo giusto e ti vuole bene». 

Il suo personaggio in American Gods si trasforma per manipolare le persone e le situazioni a proprio vantaggio. Nella vita reale quanto ritiene che una diva come lei possa influenzare la gente?

«Non mi piacciono parole come “manipolare” o “influenzare” qualcuno, mi sembra che contengano qualcosa di disonesto, il tentativo di raggirare e costringere qualcuno a fare esattamente quello che vuoi, con mezzi poco chiari. Mi piace più l’idea di usare il mio lavoro per rendere più consapevoli le persone. Non so se ci sto riuscendo, ma ci provo. Anche perché, di fatto, credo che i media in questi anni abbiano un potere eccessivo sulle nostre vite». 

In che senso e come li cambierebbe se ne avesse la facoltà?

«Non saprei, ma sono spaventata dall’ossessione che i giovanissimi hanno per i social, compresi i miei figli (Piper 22 anni, avuta dal primo marito Clyde Klotz, Oscar, 10, e Felix, 8, nati dalla sua relazione con Mark Griffiths). Si tratta di qualcosa che toglie tempo al gioco, che cambia il modo di relazionarsi tra le persone. Io stessa se sono a cena con amici cari, ma attendo una email o un messaggio di lavoro non posso fare a meno di isolarmi per guardare continuamente il telefonino. E allo stesso tempo non mi sopporto mentre lo faccio, anche se ormai è una cosa comunemente accettata ovunque». 

Lei ora vive a Londra, non le manca Hollywood? 

«Per niente, sono cresciuta in Inghilterra.i miei primi 12 anni e quando i miei genitori si sono trasferiti negli Stati Uniti, li ho seguiti. In realtà avevo chiesto alla nostra vicina, che era la padrona di casa dove abitavamo, di avvisarmi qualora avesse messo in vendita la nostra casa, tato ne ero affezionata. Purtroppo mi ha chiamato quando ero all’apice del successo di X-Files e non se n’è fatto più niente. Però, se ci pensa bene, alla fine i miei genitori sono rimasti in America e io, per amore, sono tornata qui, sempre disponibile a spostarmi, ma sempre con l’Inghilterra nel cuore».

Lei oggi è perfetta in jeans e maglietta nera, ma qualche volta è finita nella lista delle peggio vestite. Che rapporto ha con la moda?

«Ho imparato ad amarla con il tempo. Ma anche a non temere più di tanto il giudizio degli altri. Ricordo ancora l’abito d’oro da geisha con una fascia luccicante in vita che ho indossato ai Golden Globe del ’95. Avevo partorito da poco la mia prima figlia Piper e avevo ancora qualche chilo di troppo. Non mi aspettavo di vincere con X-Files come miglior serie drammatica. Io e David Duchovny siamo stati molto fotografati e il giorno dopo sono finita nel mirino di tutti i giornali di moda. Per molti anni il look dei red carpet è stato per me un motivo di ansia, la vera seccatura del mio lavoro. Poi ho conosciuto persone che mi hanno fatto cambiare idea».

Chi per esempio?

«I costumisti che ho incontrato nella mia carriera, sono veri artisti che sanno cucirti addosso una nuova identità. Per esempio in American Gods indosso abiti spettacolari e sontuosi. La mie incarnazioni come Lucy Ball, Judy Garland o Marilyn Monroe sono perfettamente riconoscibili grazie agli abiti, che però, visto che la serie si svolge ai giorni nostri, hanno anche il giusto taglio contemporaneo».

American Gods offre un punto di vista particolare sul tema della divinità. Lei è credente?

«Non sono sicura di come definirmi e nemmeno posso affermare di essere devota o religiosa. Le posso dire che ho una grande fede, non tanto in un Dio, ma nell’ordine superiore dell’universo, nel mistero che dà un senso agli avvenimenti e alle cose che ci circondano. Penso di avere una vita spirituale intensa, mi piace meditare e fare yoga. Sono cose che mi fanno stare bene, anche se non pretendo mai di avere o dare delle risposte definitive».