Zucchero incendia Los Angeles

by Armando Gallo March 23, 2017
Italian rockstar Zucchero performing in Los Angeles, mMrch 2017

hfpa/armando gallo

Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, è davvero un artista formidabile, un inesauribile esecutore, un grande che su ogni palco del mondo riesce a coinvolgere qualsiasi platea nella gioia e nell’amore più profondo per la musica e la canzone, che sia soul, R & B, country o semplicemente una ballata. Il suo concerto al Saban Theatre di  Los Angeles -- il primo di un tour mondiale che toccherà 3 continenti e culminerà con il nuovo record di esibizioni all’Arena di Verona a settembre --  e’ stato straordinario e, vissuto da vicino, ci ha travolti come avessimo 20 anni. E non ero il solo a “sentirlo”, ma un’intera platea. Tutta colpa di Baila Morena una canzone scritta in California 15 anni fa con in mente Carlos Santana. Quando il chitarrista messicano non riuscì a venire in studio, Zucchero infuse nella canzone tutto lo spirito che aveva raccolto nei suoi anni di grande passione musicale e il risultato riesplode ora ogni sera sul palco. A Los Angeles, l’intera platea, come ha sentito la forza di  “Baila”  e’ balzata in piedi, e’ uscita dalle poltrone, si e’ riversata verso il palco e ha iniziato a ballare in ogni corridoio e spazio disponibile.

Baby The Night is on Fire.

Fino a quel momento Zucchero aveva presentato un concerto solido, una perfetta esecuzione del nuovo album, Black Cat, accompagnato dalla migliore band che ha mai avuto, tutti grandi professionisti: il leggendario Brian Auger all’organo hammond alla sua destra e il fedele Polo Jones al basso alla sua sinistra, suo MC e direttore musicale. Una band con tre donne: l’affascinante Andrea Whitt al violino e pedal steel guitar, Kat Dyson alla chitarra solista e Queen Cora Dunham alla batteria. “Erano anni che cercavo una donna alla batteria” mi ha detto Zucchero. “Queen l’ho rubata a Beyoncè,” ha aggiunto con aria soddisfatta. I talentuosi italiani Adriano Molinari e Nicola Peruch sono rispettivamente alla batteria e alle tastiere. Il losangelese Doug Pettibone, chitarre e banjo. What a band!

Non so dove Zucchero trova la sua energia, ma prima del concerto serale aveva fatto gia’ 6 ore di prove con il gruppo. “Siamo arrivati tutti da varie città” mi ha detto. “In tre dall’italia, gli altri da Londra, San Francisco, Texas, Virginia e Los Angeles. Dovevamo ripassare il set.”

Il ‘set’ comprendeva una trentina di canzoni divise in 3 parti. “Chapter 1” con dieci canzoni del nuovo album, con Partigiano Reggiano che iniziava il concerto alla chetichella introducendo il “Lunisiana sound” di Zucchero.

Italian rockstar Zucchero in Los Angeles, mMrch 2017

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A force of nature.

L’album Black Cat e’ uscito solo il mese scorso qui in America e il pubblico ha seguito l’esecuzione delle nuove canzoni con attenzione. Un collega americano, seduto accanto a me durante l’esecuzione di Terra Incognita mi sussurra: “Zucchero non fa musica, ma la fa esplodere – Quest’uomo e’ una forza della natura!”

Davvero un’ottima definizione per questo artista che si mette alla prova con ogni album e che ad ogni uscita promozionale, invece di accontentarsi di record nazionali come quello dei 21 concerti all’Arena di Verona, aggiunge nuovi percorsi e nuove platee dove cimentarsi come performer di canzoni che scrive da poeta reggiano/toscano con un faro fisso sulla Louisiana e ora anche Nashville, scoperta con l’aiuto di uno dei piu’ stimati produttori di ‘americana’: T Bone Burnett.

“Volevo colorare le mie nuove canzoni con approcci diversi” mi ha detto Zucchero. “Don Was, che mi segue come produttore dai tempi di Fly mi ha capito e mi ha aiutato a conoscere Brendan O’Brian e l’anno scorso anche T Bone Burnett che e’ di una saggezza musicale infinita.”

Zucchero, come musicista e come uomo è di un’umiltà molto sottovalutata. Continua a imparare, a conoscere, ad apprendere senza mai arrendersi. Sul palco mi ricorda un ragazzo del New Jersey che dopo dieci anni di gavetta esplose con Born To Run e che vent’anni dopo sarebbe stato consacrato all’Olympo del rock da Born in the USA. “’You must sing in Italian!’ Devi cantare in Italiano, mi disse molto categoricamente Miles Davis” mi confida Zucchero. “’Ma le case discografiche mi dicevano di incidere in inglese per sfondare in America.’ Miles mi guarda di sbieco e mi ripete, ‘You must sing in Italian!

Canto di libertà.

Dopo aver incendiato il Saban theater con Baila e altri brani seminuovi da Chocabeck e perle antiche come Dune Mosse e L’Urlo, Zucchero si è seduto - l’unica volta durante il concerto -  per cantare Un soffio caldo, scritta con Guccini.. “Questa e’ una canzone molto seria, perche’ parla di libertà” ha detto al pubblico. “La canto in italiano, ma sono sicuro che la capirete come noi capivamo tutti quei musicisti stranieri che venivano a suonare in Italia. Non capivamo una parola di quello che cantavano, ma capivamo, capivamo.” Grande applauso.

Finché  è stata la volta di Miserere con relativo omaggio a Luciano Pavarotti. Dopodiché il cantante ha lasciato il palco e la band si è sbizzarrita in una free-form-jazz-jam in cui hanno dimostrato una incredibile duttilità artistica lasciando Brian Auger a strigliare con passione il suo vecchio hammond. Zucchero è tornato sul palco per altri 45 minuti di trionfo con Overdose, Libidine, Diamante, Per colpa di chi e Diavolo in me, che hanno fatto tremare l’auditorio tanto la gente ballava, impazzita di gioia.

Next stop: San Francisco…poi Europa, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Europa ancora fino all’ennesimo appuntamento all’Arena di Verona il 25 di settembre, suo compleanno. Chissà che festa!! Te la meriti Zucchero.