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Armand Gallo/HFPA

U2 Il Lungo Cammino con Mandela

New York (Stati Uniti), dicembre

L’intervista con Bono era stata fissata per sabato 7 dicembre a New York, per promuovere l’uscita del film su Mandela, tratto dalla sua autobiografia Lungo cammino verso la libertà. Gli U2 hanno scritto una canzone per il film,Ordinary Love, dove il testo di Bono è ispirato alle lettere d’amore che Mandela scrisse a sua moglie Winnie mentre era in prigione.

Poche ore prima del nostro appuntamento con Bono, la notizia della scomparsa di Mandela avvolgeva il mondo intero di tristezza. Uno dei piu grandi uomini dell’ultimo secolo se n’era andato. Pensavamo che l’intervista con Bono saltasse, ma l’artista ha mantenuto l’impegno. Anzi è venuto con l’intera band (The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr) al Mondrian Hotel di Soho invitandoci a non essere tristi, ma a celebrare la straordinaria vita di Mandela.

«Devo ammettere di sentirmi un po’ spiazzato nel promuovere una canzone e un film quando la ragione di questo film e di questa canzone ci ha lasciati», ha esordito Bono nel nostro incontro. «Ho anche pensato che forse sarebbe stato meglio trovarci in un altro momento, ma alla fine ho sentito una vocina che mi sussurrava all’orecchio qualcosa come: “Non essere così egocentrico”, (ride). Il film è talmente amato dalla famiglia Mandela che secondo me era più giusto assicurarsi che la nuova generazione comprendesse bene il grande fenomeno che è stato Nelson».

Ci volete raccontare della vostra amicizia con Mandela?

Bono: «Abbiamo lavorato per lui da sempre, da quando eravamo teenager. Uno dei primo concerti degli U2 fu proprio una partecipazione a un anti-apartheid rally a Dublino negli Anni 70. Molti esiliati dell’African National Congress trovarono rifugio in Irlanda. Kader Asmal, che ha scritto la Costituzione Sudafricana, era un esiliato politico e insegnava al Trinity College, quindi siamo stati impegnati da sempre nella causa contro la segregazione razziale. Ho preso “ordini” da Mandela nella lotta a favore della cancellazione del debito che le nazioni povere africane avevano verso i Paesi piu ricchi. Sto prendendo ordini da lui (Bono parla al presente in maniera molto dolce, ndr) per la lotta contro la diffusione dell’Aids. È un grande momento della nostra vita».

Perché avete scelto la lotta contro l’apartheid tra i vari problemi mondiali che avevano bisogno di un supporto?

The Edge: «Be’, penso che gli irlandesi abbiano un particolare tipo di sensibilità nei confronti dell’ingiustizia e dell’oppressione. Sarà a causa della nostra storia. Così, nel periodo dell’apartheid, abbiamo preso molto sul serio la protesta. Anche i nostri amici si sono dati da fare con diverse iniziative anche molto creative. Per esempio, un amico dei nostri manager è arrivato al punto di incatenarsi al volante di un autobus della squadra di rugby del Sudafrica. È balbuziente e quando racconta la storia lo fa con grande sense of humour. Anche se alla fine si è preso un sacco di botte dai giocatori della squadra sudafricana».

Cosa succederà in Sudafrica adesso?

Bono: «Mai sottovalutare il popolo sudafricano. Ha grandi capacità di forgiare il proprio futuro, anche quando le condizioni sono dure. Non sarà facile trovare un nuovo leader. E ci saranno persone che cercheranno di risollevare vecchi problemi, ma l’eredità di Mandela è che il futuro è molto più interessante del passato».

The Edge: «Penso che ora tutti dobbiamo lavorare di più. Non vedo da nessuna parte una persona così carismatica. Quando il giocatore più bravo della squadra abbandona, tutti gli altri sanno di dover dare di più».

Qual è stata l’ultima volta che avete visto Mandela?

Bono: «L’ultima volta è stato un meraviglioso momento di 18 mesi fa. Ero andato da lui con mia moglie Allie e i nostri due ragazzi. È stato bello. Era una persona estremamente seria ma con uno spiccato senso dell’umorismo. A chi voleva andare a trovarlo lui diceva: “Perche vuoi venire a vedere un vecchio rivoluzionario come me?”. Umiltà e umorismo vanno sempre insieme, una lezione per una vecchia rockstar irlandese».

Bono, prima ha detto che lei riceve ordini da Mandela. Riceve. Al presente.

Bono: «Perché la povertà è sempre presente. Non mi piacciono le parole “carità” e “beneficenza”. Non possiamo dimenticare il discorso che Mandela fece nel 2005, in Trafalgar Square, a Londra, quando disse che vincere la povertà non è compito della carità. La povertà è ingiustizia. Come l’apartheid, come la schiavitù. La povertà non è naturale. È causata dalle azioni degli esseri umani. E poi ha detto: “A volte spetta a una generazione essere grande. Voi potete essere quella generazione”. È stato un grande».

Pensate che la generazione dei vostri figli sia quella giusta?

Bono: «Mia figlia Jordan è un attivista e una rompiscatole più grande di me. Il suo attivismo è più intenso, quasi rivoluzionario».

The Edge: «I miei figli sono rivoluzionari in un modo diverso. La mia responsabilita è quella di fare grande musica, proseguire quella tradizione. Ammiro veramente quello che fa Bono e i fan che lo supportano, ma abbiamo ruoli diversi e mi devo concentrare nella musica. Quella è la rampa di lancio di tutte le altre iniziative. Non è facile mantenere il nostro stato di eccellenza. Lottiamo continuamente e lavoriamo mesi e mesi per cercare di dare ai nostri fan qualcosa di sempre migliore».

Armando Gallo