Aspettando "Rocketman" al Festival di Cannes

by Armando Gallo May 9, 2019
Tarion Egerton in a scene from "Rocketman", 2019

paramount pictures

Ho avuto la fortuna di conoscere Elton John a ottobre del 1970. Era appena tornato da Los Angeles dopo il suo esplosivo esordio americano con sei serate al leggendario Troubadour di West Hollywood. La stampa londinese, che l’aveva ignorato fino a quel momento, iniziò a prender nota e a parlare di lui come il nuovo astro del firmamento musicale inglese. Sul piatto del mio giradischi girava costantemente il suo secondo album semplicemente intitolato “Elton John”. L’album apriva con la canzone “Your Song” che suonavo a ripetizione. Quando Elton mi raccontò di aver iniziato la prima delle 6 serate al Troubadour proprio con “Your Song” diventai facilmente un suo ammiratore. Anche perché era un ragazzo umile, gentile, per niente montato dalla recente adulazione che l’America gli aveva gettato addosso. Aveva 23 anni e suonava con varie band da quando ne aveva 17.  L’anno prima aveva composto la canzone inglese cantata da Lulu ammessa all’Eurovision Contest  assieme a Bernie Taupin, un paroliere incontrato per caso quando rispose ad una inserzione del New Musical Express che cercava giovani compositori. Da allora i due hanno formato una delle coppie più prolifiche di autori firmando centinaia di canzoni che hanno fatto da colonna sonora dei nostri ultimi 50 anni. 

“Ho conosciuto Bernie dopo aver scritto le musiche di alcune sue canzoni.” mi disse allora Elton. “Quando risposi all’annuncio mi diedero una busta chiusa con dei testi scritti di canzoni da musicare. Erano di Bernie e da allora gli ho sempre fatto sentire le musiche solo dopo averle composte.” Questa incredibile storia di grande amore e amicizia è ora il filo conduttore dell’attesissimo film Rocketman che racconta proprio come un timido e paffuto adolescente inglese, baciato da grande talento abbandona la musica classica per inseguire il proprio sogno e diventare il maggior “concert pianist” del rock ‘n roll.

L’attore gallese Taron Egerton, visto recentemente in Robin Hood e Kingsman 1 e 2, interpreta Elton John con il totale consenso e supporto della superstar inglese. Recentemente la Paramount ha presentato 14 minuti di anteprima del film alla stampa Americana proprio al Troubadour di Santa Monica Boulevard, dove la carriera di Elton John ha spiccato il volo 49 anni fa. Taron alla presentazione era visibilmente ansioso ma estremamente felice dopo l’euforica reazione dei presenti, pronti a pronosticare un successo simile a quello di “Bohemian Rhapsody” che ha incassato oltre 900 milioni di dollari.

Il regista del film è Dexter Fletcher lo stesso che ha salvato in finale Bohemian Rhapsody dopo il licenziamento di Bryan Singer. E in questi giorni è blindato in sala montaggio per confezionare un nuovo capolavoro per la prima mondiale al festival di Cannes il 16 maggio. Eravamo curiosi di sapere come Taron si era calato nella parte, nel canto, negli strepitosi costumi di scena sfoggiati da Elton John (oltre 60 cambi) e se il film si soffermerà anche sui noti eccessi di sesso, droga e alcolismo che accompagnarono la rutilante carriera di  Elton John fino ai 43 anni, quando entrò in clinica di disintossicazione. “Abbiamo toccato tutto” ci ha detto Taron con un sorriso radioso. “Elton è una persona molto aperta e onesta. Non voleva che nulla fosse edulcorato. Suo marito David Furnish è il produttore e insieme vogliono che la verità emerga chiaramente sullo schermo.”

 

Ci può anticipare qualcosa del copione. Come inizia il film?

La prima scena è Elton che entra in un centro di riabilitazione dopo l’ennesima overdose di cocaina. Per me è straordinario che questo artista abbia voluto mostrarsi in una situazione così intima e vulnerabile. Penso sia piuttosto inusuale e ci mostra subito di che stoffa è Elton e quanto sia disposto a condividere tutto: il dolore e la gloria dell’artista.

Come ha avuto modo di conoscere Elton?

Ci eravamo conosciuti sul set di Kingsman e quando mi hanno offerto la parte mi ha invitato con la mia fidanzata a casa sua a Woodside varie volte. Ha voluto che ci conoscessimo bene. Ha voluto che gli chiedessi qualsiasi cosa e poi mi ha fatto una raccomandazione: di cantare senza imitarlo. ‘Mi piace la tua voce’ mi ha detto ‘voglio sentire le mie canzoni con la tua voce.’ Questo era il più bel regalo che mi poteva dare e mi ha fatto sentire subito a mio agio per il resto dell’interpretazione.

Ho sentito di un altro regalino importante, giusto?

Sì, prima dell’inizio delle riprese siamo andati a trovarlo per una cena celebrativa. Mi ha preso la mano nella sua e ha fatto casere qualcosa nel mio palmo: ‘Questo è il primo diamante che mi sono comprato’ mi ha detto. ‘Spero ti porti fortuna come ha fatto per me.’ Mi ha commosso. Nel film lo porto al mio orecchio destro.

Jamie Bell fa la parte di Bernie Taupin. Come vi siete trovati?

Siamo diventati grandi amici. Jamie ha incontrato Bernie e ha avuto la conferma che tra lui e Elton non c’è mai stata una lite. Nel film ne abbiamo messa una piccola (ride) ma queste sono licenze che si fanno per il bene del film. Due amici che non litigano mai: che noia!

Altra ‘licenza’ è l’apertura del concerto del Troubadour. Inizio’ con “Your Song” ma oggi ho visto che avete usato “Rocketman”, scritto adirittura due anni dopo.

Esatto, ma vede, questo film non vuole essere una “biopic” - una biografia cinematografica, ma una celebrazione delle canzoni di Elton John, la sua musica e la fantasia dei testi di Bernie. Spero siano due ore di grande intrattenimento.

Nei suoi incontri con Elton, c’è qualcosa che le è rimasto impresso?

Tante cose, e mi sento in dovere ti tenerle strette perché sono molto personali, ma una cosa in particolare e quando mi ha detto: “Mio padre è morto da 20 anni, eppure sto ancora cercando di impressionarlo.’  La trovo una cosa grande. Come attore mi ha fatto capire meglio come poter interpretare l’uomo, oltre all’artista.