Bohemian Rhapsody Anteprima A Los Angeles

by Armando Gallo October 25, 2018
Freddie Mercury with Queen in 1977 and Rami Malek in the movie "Bohemian Rhapsody"

Freddie Mercury sul palco, 1977; Rami Malek in una scena di Bohemian Rhapsody.

armando gallo/20th Century Fox

Freddie Mercury è uno dei piu’ amati cantanti rock di tutti i tempi e presto vedremo la sua storia in un film intitolato Bohemian Rhapsody,  come la canzone che più rappresenta il suo indiscusso talento e quello della band, i Queen.

Abbiamo intervistato l’attore che lo interpreta, Rami Malek, nato a Los Angeles da una famiglia di emigranti egiziani. Rami ha gia’ conquistato il consenso della critica per la serie televisiva Mr. Robot premiata con il Golden Globe e per il recente remake di Papillon nel quale ha il ruolo che nell’originale degli  Anni ‘70 fu del giovane Dustin Hoffman.

In compagnia di Rami abbiamo visto in anteprima 20 minuti del film in uscita in contemporanea mondiale il 2 novembre. Tra le scene davvero da pelle d’oca, spicca la ricostruzione del concerto del Live Aid allo Stadio Wembley di Londra nel 1985, senza dubbio la più potente performance di Freddie con i Queen per un pubblico di 100mila che cantava con lui. Il film rivela che Freddie sapeva già di essere malato di AIDS prima di questo concerto. Lo dice al termine di una giornata di prove ai tre compagni della band e al loro manager, chiedendo loro di mantenere il segreto. Non voleva alcuna compassione, chiedendo invece di poter vivere gli ultimi anni della sua vita con onore e rispetto. Stranamente l’ultimo video girato con i Queen è proprio la canzone “These Are The Days Of Our Lives” in cui  Freddie ci guarda e dice: “I still love you”.

Raccontaci Rami, come ti senti dopo questa incredibile esperienza?

Avevo 10 anni quando venni a sapere della morte di che Freddie Mercury e già allora provai un immense senso di tristezza perchè già cantavamo in coro “We Are The Champions” con gli amici. Due anni fa riuscii ad avere un incontro con Graham King, il produttore del film, quando mi dissero che Sasha Baron Cohen era uscito dal progetto. Rimasi nel suo ufficio per 6 ore (ride) convincendolo così a prendermi in considerazione. Allora stavo girando la seconda stagione di Mr Robot e il film Papillon, ma ma l’idea del film su Freddie mi coinvolgeva completamente: volevo

quella parte».

Graham mi ha detto che proprio durante quel primo incontro aveva visto subito un piccolo Freddie in te.

Lui ha fatto film con Scorsese e DiCaprio, come The Departed, The Aviator e Gangs of New York partendo da copioni che nessun studio riteneva realizzabili. Avevo grande rispetto per lui. Mi ha dato la forza per calarmi nei panni di Freddie assistendomi continuamente. Ma per rispondere alla tua prima domanda devo dire che questo film, questa intera esperienza mi ha fatto diventare uomo.

Che rapporto hai costruito  non tanto con Marcury il grande performer, la leggenda, ma l’uomo Freddie?

C’è un momento nel film in cui una persona chiede: “Che cosa vi distingue dalle altre band?”. Nessuno fiata, solo Freddie interviene e dice: “Siamo quattro disaddatati che cantano ad altri disattatati, quelli in fondo alla platea, quelli che non si sentono di appartenere a niente, gli esclusi. Questa è l’essenza di Freddie, quello che mi ha sempre ispirato di lui. Anche io ho sempre faticato a trovare una mia identità. Da una parte c’è la storia di Freddie, nato a Zanzibar (il suo vero nome era Farrokh Bulsara, ndr) ma subito spedito in un collegio a Bombay, che torna a Zanzibar a 12 anni durante la rivoluzione. E allora con la sua famiglia se ne va di nuovo e trova asilo in Inghilterra. Dall’altra parte c’è quella della mia famiglia, un’altra storia di emigranti, dal Cairo in America, per cercare una vita migliore.

Altri punti in comune?

«So cosa vuol dire sentirsi alieno in un Paese straniero, ma conosco anche l’immensa energia che si può provare davanti a una cinepresa o su un palco. Se qualcuno nota punti in comune tra noi mi fa un enorme complimento».

E’ vero che il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor hanno benedetto il film?

Certo, e vorrei precisare che ho avuto il loro consenso fin dalla prima volta che mi hanno visto, in un video girato agli studi di Abbey Road, in cui cantavo quattro canzoni dei Queen. Ero andato a casa di Roger Taylor. Mi hanno fatto sedere in mezzo, tra Roger e Brian, e lo hanno fatto partire. Considera che, allora, solo il manager della band lo aveva visto: capirai quanto potevo essere terrorizzato in quel momento. È incredibile: proprio quel giorno è partito questo treno che oggi sta ancora correndo (ride)».

Che musica ascolti oggi?

In macchina, nel tragitto per venire qui, stavo ascoltando musica degli anni ’80, quindi ti fai un’idea (ride).  Oltre ad immergermi nella musica dei Queen mi interessava scoprire la musica che Freddie amava, Jimi Hendrix, David Bowie. Amava l’opera ed era un grande fan di Aretha Franklin. Ho visto piu’ volte Cabaret e ho ascoltato Liza Minelli e un pò alla volta ho iniziato a muovermi e a cantare come Freddie.  Non conosceva passi di danza, ma si muoveva d’istinto e spero di essere riuscito ad rendere questo suo tratto. E che il film aiuti a tener viva la memoria di questo uomo che lottò contro le difficoltà: il colore della pelle, i denti storti, il senso di esclusione. E’ stata questa lotta a farlo diventare uno dei piu’ grandi fenomeni rock del XX secolo.