“First Man”- Colloquio con Ryan Gosling e Claire Foy

by Armando Gallo September 19, 2018
Ryan Gosling and Claire Foy, Venice 2018

armando gallo/hfpa

Non esistono matrimoni semplici. Tantomeno quello che Ryan Gosling e Claire Foy vivono sul grande schermo in First Man di Damien Chazelle,  accolto a Venezia e Toronto da tutti con l’entusiasmo che accompagna il grande cinema quando emoziona. Perché nel desiderio del regista di ripercorrere le vicende di Neil Armstrong, il primo astronauta a mettere piede sulla Luna nel luglio 1969, e di sua moglie Janet non c’è solo l’intenzione di raccontare l’avventura spaziale, ma anche quella di ricostruire l’intimità unica e speciale tra due persone, alla vigilia di un’impresa che ha cambiato la Storia e anche il loro privato.

“Quando Janet ha sposato Neil non immaginava che lui sarebbe diventato un astronauta.” spiega Claire Foy, la 34enne attrice inglese che dà il volto alla signora Armstrong a fianco del divo Ryan Gosling.  “Per lei era solo un pilota che guidava bene aerei veloci e pericolosi. Poi ha capito che il suo uomo sarebbe andato sulla Luna, una partenza con un rischio altissimo di non ritorno. Ma sapeva anche quanto per lui il lavoro contasse più di tutto. Ecco è con questo che Janet ha dovuto fare i conti. Ed è proprio la sua personalità affascinante che volevo raccontare per dare un carattere diverso a questa storia».

E lei, Ryan quanto, invece, si è riconosciuto nel personaggio di Armstrong?

«È impossibile identificarsi in un uomo tanto complesso. Questo è un film sul valore e l’importanza di esplorare sempre e a tutti costi. Ma anche su che cosa spinga le persone a prendere decisioni che a tutti gli altri sembrano un suicidio. Neil riusciva a essere poeta e scienziato nello stesso tempo, un animo sensibile, ma di grande autocontrollo. Un uomo che stava per andare sulla Luna, ma che, di fatto, voleva capire il senso della sua vita, qui sulla Terra. Anche a costo di cercare le risposte alle sue domande con un pericoloso viaggio nell’universo. Francamente penso di essere un tipo più semplice di lui».

A scene from "First Man"

Ryan Gosling e Claire Foy in una scena di First Man.

universal pictures

 

È stato faticoso per voi entrare nelle dinamiche di questa coppia che ha vissuto un’esperienza così particolare?

Claire Foy: «Molto. Perché Janet, pur restando nell’ombra del marito ha vissuto sempre con grande forza e determinazione la sua esistenza. Ha cresciuto due figli da sola. Una terza bambina della coppia, Karen, è morta nel 1961 per un tumore, tragedia che  accompagnerà Armstrong fino al lato oscuro della Luna. Pur essendo sempre al fianco del marito, Janet non è mai rimasta a casa ad aspettarlo. Ha fatto per anni l’insegnante di nuoto a tempo pieno. Ed era anche capace di dire cose come: “Non ho intenzione di occuparmi dei vestiti di Neil. Gli piacciono lavati e stirati in modo particolare e io non ho tempo; per quello li mando in lavanderia”. Non erano dichiarazioni semplici da rilasciare nelle interviste degli Anni 60. Soprattutto se a farle era la moglie di un eroe nazionale, dell’uomo che con un piccolo passo aveva cambiato il corso della Storia». 

Ryan: «Capire questa coppia, per me è stato importante, come attore, ma anche come uomo e compagno a mia volta. Neil e Janet, sono persone che erano un passo avanti anche nel mondo in cui si sono amati, hanno lottato e sofferto. Io e Claire ci siamo ritrovati spesso soli in una stanza davanti alla cinepresa a scavare nei nostri sentimenti più privati, per dare corpo ai personaggi».  

First Man non è l’unico film sulla missione Apollo. Secondo voi è questo sguardo intimo che lo rende diverso dagli altri?

Ryan: «Certo, oltre al fatto che sottolinea quanto quelle prime missioni fossero difficilissime. Quando sono andato al Museo dello spazio a Washington, mi sono reso conto che le pareti delle navicelle erano sottilissime, molto di più della carrozzeria di un’auto contemporanea. E che nei nostri telefonini di oggi c’è molta più potenza di calcolo di quanto ce ne fosse in quelle capsule spaziali». Claire: «Questo è anche un film sulle differenze positive tra uomo e donna. Sullo schermo capirete perché accanto a Neil a camminare sulla Luna ci sia, in un certo senso anche sua moglie Janet». 

Ryan: «E naturalmente si capisce perché Neil si sia innamorato di una donna come lei. Janet era la compagna giusta a fianco di Armstrong. Anzi, penso che lei sarebbe potuta diventare una grande astronauta».