Giancarlo Giannini :“Catch-22", George Clooney, e il Cinema

by Silvia Bizio May 7, 2019
Actor Ian McShane, Golden Globe winner

magnus sundholm/hfpa

Marcello Mastroianni e Giancarlo Giannini: i due attori italiani  piu' conosciuti in America. Ma se Mastroianni e' famoso in USA per via dei film con Fellini, Giannini, pur riconosciuto per la sua collaborazione storica con Lina Wertmuller (da Pasqualino Settebellezze a Travolti da un insolito destino), ha lavorato spesso in produzioni Hollywoodiane, in film come Hannibal, Man on Fire, o nei James Bond Casino Royale e Quantum of Solace.

Ora Giannini e' accanto a George Clooney nella miniserie Catch 22, tratto dal best-seller satirico di Joseph Heller che aveva già ispirato il celebre film del 1970 di Mike Nichols. Era proprio sul set di Catch 22, in Sardegna che avevamo incontrato  Giannini, che in perfetto completo beige e cravatta si aggirava divertito nel mezzo del nutrito cast di giovani italiani e americani, tutti vestiti con t-shirt e pantaloni “mimetici” dell’aviazione Americana ai tempi della II Guerra mondiale. Successivamente abbiamo raggiunto Giannini al telefono da Roma, mentre era impegnato nel doppiaggio delle sue scene.

Catch 22 che si sviluppa in sei episodi è co-prodotta da Hulu, Paramount e Sky Italia, e ' prodotta e diretta da George Clooney insieme a Grant Heslov ed Ellen Kuros. Tutta girata in Italia, tra Roma e la Sardegna, la miniserie racconta la storia del giovane aviatore John Yossarian (interpretato da Christopher Abbott), i cui superiori continuano ad aumentare il numero di missioni in volo da completare prima di poter ottenere il congedo e tornare a casa. L’unica possibile via di uscita e’ sfruttare il “Comma 22” del regolamento che stabilisce che chi è “pazzo” può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo pericolose. Ma nel momento stesso in cui fa tale richiesta dimostra automaticamente di non essere per niente pazzo, perché solo un pazzo accetterebbe  quelle missioni.

Nella miniserie  Giannini appare nei panni dell’italiano Marcello, proprietario di una casa di piacere a Roma. Del cast fanno parte anche Hugh Laurie nel ruolo del Maggiore de Coverley, e Kyle Chandler in quello del Colonnello Cathcart. Clooney recita il fanatico General Scheisskopf con dei baffetti alla Rhett Butler.        

Signor Giannini, che significato ha avuto ed ha tuttora per lei il libro di Heller, o il film di Nichols?

Il libro è un capolavoro di letteratura pacifista, un pamphlet  contro  il concetto di guerra in generale. E mi piace l’ironia con cui viene trattato il tema  grottesco della guerra.  Catch-22 – espressione  e numero che si era inventato Heller di sana pianta  – e' diventata adesso una formula proverbiale per indicare una situazione senza uscita, un out-out senza soluzione. Sei incastrato nel Catch-22. La miniserie, con più tempo a disposizione rispetto al film, rende fede al romanzo e a tutte le sue sotto trame e stratificazioni.

Ci descrive il suo personaggio?

La descrizione di Heller di questo personaggio e' lunghissima, e  mi sono divertito a enumerare gli aggettivi con cui l’autore nel romanzo lo descrive: 52  aggettivi in poche pagine. Mascalzone, spiritoso, ironico, affascinante, sporcaccione  (ride).

Actor Giancarlo Gianinni

In una scena di Catch-22.

hulu

 

Crede che il suo personaggio sia una sorta di riflessione sull’Italia di allora?

Credo di si', e a me ricorda Pasqualino Settebellezze e  la  scena famosa in cui il protagonista tenta di sedurre la Kapò tedesca, e questa gli fa tutto un discorso in cui  dice: “Noi saremo quelli che perderemo, voi no, perché avete il verme mediterraneo.” Perché l’italiano sopravvive comunque, la fantasia degli italiani è come quella dei napoletani, per cui la sopravvivenza è alla base di tutto. Sono maestri.  

Come è stato lavorare con Clooney?

Clooney è fantastico, mi teneva i cartelli con le mie battute vicino alla cinepresa, così potevo leggerli. Perché c'è  una scena in cui ho un monologo lunghissimo.

Non è la prima volta che lavora con grandi produzioni americane: c'è qualcosa di particolare in questa?

Spesso mi chiedono quale è la differenza fra un film americano e uno italiano, e io dico che per  un attore non c’è nessuna differenza. C’è qualcuno che dice: “action!” e tu ti attivi. La differenza è per un giovane regista che esce dal Centro Sperimentale con pochi mezzi e Ridley Scott che ha tutto quello che vuole. Ma per un attore non cambia nulla: è solo davanti alla macchina da presa.

Oggi sempre più spesso grandi registi e attori lavorano per la TV.  Cosa pensa lei del dibattito su cinema vs streaming?

Guardi, il mondo è cambiato, e  molto.  30 o  40 anni fa Fellini, sul set,  mi diceva, “Giancarlino, il cinema è morto.” “Come è morto?” gli chiedevo io. E lui diceva: “Andremo al cinema come a un museo, a malapena vedremo quel raggio di fumo che attraversa quel raggio di luce.” Aveva ragione. Il linguaggio sta cambiando. Ma sono sempre curioso del futuro: io sono nato come  perito elettronico industriale, quindi queste cose le studiavo a scuola: cos'è l’immagine attraverso l’etere. Il digitale ha stravolto tutto, forse è andato troppo veloce, nel bene e nel male, ma le sorprese non mancheranno mai.