Hollywood nella morsa del corona virus

by Alessandra Venezia March 24, 2020
A scene of the coronavirus pandemic in Hollywood

mario tama/getty images

Daily Variety, la bibbia del business dell’entertainment, ogni giorno elenca progetti saltati, film interrotti,  set abbandonati, serie Tv che non si gireranno più e  di cui non sapremo neanche più come andranno a finire.

Dunque non è un caso se, quando apri la schermata di Linkedin, il social network dedicato al mondo del lavoro, i primi dieci messaggi straripano di offerte di produttori cinematografici, video giornalisti, staff writer per Entertainement, Senior Editor/reporter e persino uno scrittore della CNN. La lista sembra non finire mai, cercano tutti un nuovo impiego, qualcosa da fare. Anche piccole collaborazioni per pubblicazioni semisconosciute o film superindipendenti che nessuno vedrà mai. Ma tant’è: vale la pena provarci.

Sempre meglio che stare tutti a casa disoccupati, perché le luci del cinema si sono improvvisamente spente, le sale dei cinema sono chiuse,  centinaia di migliaia di attori e maestranze sono senza lavoro. I talk show notturni – condotti dai vari Jimmy Fallon, Samatha Bee, Stephen Colbert vengono girati nelle loro case e gli ospiti si incontrano solo su piattaforme digitali. 

Proprio qui, a Los Angeles, dove si è sempre respirato l’aria intrisa di cinema, è stridente ora vedere i giganteschi billboard su Sunset che ammiccano dal boulevard per promuovere le serie di HBO, Netflix, Amazon, Hulu. C’è già chi reagisce e si rimbocca alacremente le maniche. L’Hollywood Reporter per esempio, ha riportato l’intervento della comunità degli artisti degli effetti speciali  che chiedono di continuare a lavorare da casa, e pregano gli studios di trovare soluzioni fluide. Da quasi diecimila di loro è partita una petizione che non passerà certo inosservata.

Netflix sta creando un fondo di emergenza di 100 milioni di dollari per aiutare chi non lavora – ha annunciato Ted Sarandos, in un blog uscito venerdì scorso. E sono inclusi elettricisti, falegnami, autisti.  Questo scenario è allargato anche all’Europa, all’America latina e all’Asia, dove Netflix ha una forte presenza.

E Hollywood rappresenta anche il santo in paradiso a cui si rivolgono per aiuto gli ospedali: «Hollywood, we need your help, abbiamo bisogno del vostro aiuto». Così inizia oggi un articolo firmato da una nota nefrologa del Women Hospital di Boston: implora un aiuto concreto dall’industria dell’entertainment per comprare respiratori, maschere, camici e disinfettanti, di cui gli ospedali sono sforniti mentre il numero dei ricoverati aumenta di ora in ora. E ancora: “Hollywood, vi prego, date una mano a infermieri e medici che sono in prima linea”.  Sembra la una sequenza di un film drammatico, ma non lo è.

Allora Hollywood corre ai ripari. Distribuisce digitalmente i propri film destinati alle sale cinematografiche. La Sony Pictures, per esempio, ha comunicato che  manderà in streaming la sua action comedy Bad Boys For LIfe –  con Will Smith e Martin Lawrence, che è il film di maggiore incasso del nuovo anno con 204 milioni di dollari nell’America del nord – in digitale il 31 di marzo, e in Blu Ray e DVD il 21 aprile. E non è la sola, perché Disney, Lionsgate, Sony, Universal, STX Films and Warner Bros. hanno deciso di distribuire in anticipo diversi loro titoli on demand, inclusi Onward, Birds of Prey, The Hunt e The Invisible Man.

L’onda lunga del contagio è arrivata nell’estremo occidente, ma per fortuna è proprio dall’estremo oriente si affaccia la luce in fondo al tunnel: la Cina sta riaprendo le sue sale, 500 nei primi giorni: è solo il 5% della nazione  ma è già un segno concreto di un nuovo inizio: parliamo di riprogrammazione di film, in particolare, di popolari film cinesi. E su questa linea gli studios americani non perdono tempo: la Warner Bros. sta promuovendo la ri-distribuzione in Cina della versione restaurata di Harry Potter e la Pietra Filosofale.     

Coraggio: the show must go on. O, per ora:  the show must go on..line!