Intervista a Helen Mirren

by Silvia Bizio July 15, 2016
Helen Mirren

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Ancora  attraente, sexy ed elegante a 70 anni, Dame Helen Mirren, londinese purosangue, premio Oscar per The Queen (2006), e' adesso sugli schermi col dramma di guerra e spionaggio Il diritto di uccidere (Eye in the Sky), sul ruolo dei droni nei conflitti odierni - che esce in Italia il 25 agosto con Teodora Film.

Ne Il diritto di uccidere, diretto da GavinHood e prodotto da Colin Firth, Dame Mirren recita la colonella britannica Katherine Powell, che dopo aver inseguito per anni una connazionale divenuta terrorista, la rintraccia in Kenya con l'aiuto di droni di sorveglianza americani. Il dilemma della Powell adesso e' se ordinare un attacco rischiando vittime innocenti? Il danno collaterale e' moralmente accettabile pur nel contesto della lotta al terrorismo?    

“Pensiamo ai droni minuscoli, quelli piccoli e silenziosi come una mosca,” dice la Mirren, raggiunta nella sua masseria in Puglia pochi giorni prima della sua partenza per New York e Atlanta, dove sara’ impegnata nei prossimi due mesi per le riprese del nuovo film di Paolo Virzi’, The Leisure Seeker accanto a Donald Sutherland. “La guerra di spionaggio si sta sviluppando davvero su nuove frontiere, immaginabili solo su romanzi come Deception Point di Dan Brown, che era del 2000, ve lo ricordate? Ora quello che un tempo era solo fiction sta diventando realta'.”

Dame Mirren, “Il diritto di uccidere” ha avuto una sontuosa premiere a Londra e ha gia' fatto discutere molto. E' compiaciuta dalle reazioni al film?

E' vero, ci sono state forti reazioni, nel senso positivo del termine. E' un film che fa pensare. Credo tocchi un nervo scoperto e ciascuno di noi si sente personalmente coinvolto da questa tematica. E' come un dramma legale dove gli spettatori sono la giuria. Ognuno avra' la sua opinione in proposito, e in questo senso e' un film che funziona, perche', appunto, coinvolge.

 

Mostra le zone grigie della guerra, mai in bianco e nero.

Esatto. I nostri militari affrontano decisioni difficili, e le devono prendere per di piu' in una frazione di secondo.  Siamo noi che chiediamo loro di farlo. E spesso gli ufficiali in comando vengono criticati duramente, altre volte ricevono medaglie. E a volte e' la stessa decisione  che procura critiche o medaglie.

 

Come si e' sentita nel ruolo di un militare?

E' stato curioso. Da giovane la sola idea di fare il servizio militare era come un'incubo, anche perche' io volevo fare l'attrice e basta. Non riuscivo a immaginare niente di piu' orrendo dell'esercito. Ma ora so che ci sono tantissime giovani che sognano la vita militare, come il mio personaggio nel film, che sente un senso di appartenenza: io appartengo all'esercito, dice. Io come attrice ho esplorato questa personalita'. Una donna-donna, femminile, che si realizza pienamente come militare. Ci sono tante donne cosi'. Come attrice ho solo pensato che il pubblico deve semplicemente accettare lei cosi' com'e'. Per non parlare della gioia di essere pronta al mattino per la cinepresa in cinque minuti, niente trucco!

 

Cosa ci dice del film di Virzi'?

E' una commedia agrodolce, ma c'e' anche tragedia. E' la storia di due anziani che decidono di andare "on the road" per varie ragioni che non mi sento di rivelare. E' un classico "road movie". E io adoro i road movies. Sono molto felice di farlo, perche' sono una grande ammiratrice del cinema italiano, un mondo di grandi artisti. Credo che il fare cinema sia insito nel dna italiano. Ricordo di che anni fa, in Italia, molta gente diceva che il cinema italiano era in crisi, che i film erano una schifezza, insomma mi sembrava che ci si desse molto addosso. A me invece sembra che ci siano cose molto  interessanti.

 

Conosceva i film di Virzi'?

R.: Un paio, poi ovviamente mi sono andata a vedere tutta la sua filmografia. Notevole. Paolo riesce a fare film sulla vita molto umani, spiritosi, spontanei. Grande autore. Ma sa che ancora non l'ho incontrato di persona? Abbiamo parlato molto su Skype, questo si'. La bellezza dell'era digitale. Ci vedremo in America!

 

 Lei ha lavorato in passato con Donald Sutherland: una bella riunione tra voi due, vero?

Certo. Siamo un po' invecchiati nel frattempo. Ma Donald e' un attore magnifico, e so che con lui sara' un altro tragitto molto intrigante.

 

E' d'obbligo chiederle, come cittadina britannica, la sua opinione sul Brexit. Cosa ne pensa?

 Ero in Italia quando hanno votato, venivo da Israele. Vivo a New York. Insomma sono fuori dal mio paese da qualche tempo. Cose cosi' dividono un paese, lo spaccano in due, e le due parti divise ora si guardano male senza capirsi a vicenda. La gente che voleva lasciare l'Europa non avevano capito bene le conseguenze di quella decisione, e forse chi ha votato per rimanere si era informata meglio. Ad ogni modo siamo rimasti indietro. Per me lasciare l'Europa equivale a   una tragedia. Confesso che ancora spero di svegliarmi domattina per scoprire che era tutto un sogno, anzi un incubo.

 

Dame Mirren, lei ha 70 anni eppure sembra sfidare la regola che dopo una certa eta’ Hollywood rifiuta le donne!

Funziona che  superati i 50 anni devi accettare di non poter piu' recitare certi personaggi e accogliere tutto, insieme a un sano invecchiamento. Ovvero non fare finta di non avere l'eta' che hai. Ci sono bei personaggi per tutte le eta', come spero io sto dimostrando in teatro, cinema e TV.