Julianne Moore: Ballando con Gloria

by Armando Gallo March 5, 2019
Actress Julianne Moore, Golden Globe winner

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Nel cinema i remake sono sempre un’incognita, ma per un regista che ha già avuto successo con una pellicola, l’idea di rifarla con altri attori è davvero inusitato.  Quando il regista Sebastián Lelio ha ricevuto un invito a cena a Parigi dall’attrice premio Oscar Julianne Moore ha capito di essere nei guai. Sapeva che il suo film del 2013, Gloria, le era piaciuto e sapeva che in America qualcuno stava pensando a un remake. Mancavano solo due cose: una grande attrice in grado d’interpretare la protagonista, una 50enne dallo spirito libero che riscopre l’amore, e il consenso di Lelio. Come sia finita quella cena di tre anni fa, ora lo sappiamo: Gloria Bell di Sebastián Lelio, che nel frattempo ha vinto un Oscar per Una donna fantastica, esce in contemporanmea mondiale e la protagonista è Julianne Moore.

“Alla fine è stato facile”, dice Moore oggi. “Gli ho detto: Faccio questo film solo se lo dirigi tu. E lui mi ha risposto: E io lo faccio solo se lo interpreti tu”. E così Julianne ora è Gloria, una donna adulta e divorziata, che lavora come assicuratrice e con due figli con i quali non si rivede. Si muove fra casa e lavoro quasi invisibile, ma ha una passione: il ballo, al punto da dire “Quando il mondo esploderà spero di andarmene ballando”.

In un locale conosce Arnold, da poco single, interpretato magistralmente da John Turturro, e se ne innamora, scoprendo le gioie e le difficoltà di un amore maturo.

Nella vita vera, intanto, Moore può vantare oltre a cinque nomination agli Oscar e uno dei matrimoni più longevi di Hollywood: quello con il regista Bart Freundlich. L’attrice, che oggi ha 58 anni, è riuscita inoltre a portare avanti la sua carriera e a seguire da vicino i due figli Caleb e Liv, 21 e 16 anni. “Da genitore a volte mi sembra di essere prigioniera dei tempi della scuola”, confessa con un sorriso. “Forse, tra qualche anno, quando anche Liv andrà all’università, io e mio marito saremo finalmente liberi”.

Come mai è così raro rimanere con la stessa persona per più di 20 anni?

Non lo so, ma questo traguardo impressiona un po’ tutti. L’altro giorno ero con Caleb e abbiamo incontrato un vecchio amico. E questi, guardando mio figlio mi chiede: “Ma lui è il figlio di Bart?”. Praticamente non credeva che un ragazzo così grande potesse essere nato dalla relazione con il marito che ho oggi.

Lei, 20 anni fa, avrebbe immaginato se stessa esattamente dove è ora?

Tutto dipende da come sei abituata a definirti. Ad alcuni basta dire “Julianne è bassa” o “Julianne ha i capelli rossi”, ma questo è estremamente limitante. Io penso a me stessa come a una donna fortunata abbastanza da avere una bellissima famiglia e aver raggiunto tanti traguardi professionali da sola. Una volta pensavo alla vita per obiettivi: “adesso finisco il college, ora mi laureo all’università, poi trovo un marito, a un certo punto avrò un bambino e così via”. Adesso, invece, vedo la vita in modo più laterale.

Quale?

Ho cambiato atteggiamento leggendo un articolo sul New York Times, in cui era raccontata la storia della madre di un bambino autistico. Lei era molto determinata e aveva fissato una serie di traguardi da raggiungere insieme con lui. Poi aveva scoperto che suo figlio non aveva bisogno di fare di più per essere felice, lo era già. Ecco, io mi sento allo stesso modo. 

È così che ragiona anche la Gloria del film? Che donna è?

Una che rivendica il suo diritto ad essere ascoltata, al piacere, alla sua voglia di essere felice andando a ballare la sera. Come tutti noi Gloria ha subìto duri colpi, ma resta in piedi e decide d’inseguire comunque la bellezza della vita.

Lei ha accettato di recitare in un remake. È più facile o più difficile interpretare un personaggio già visto al cinema?

Non potevo migliorare la performance dell’attrice del primo film Paulina García, perché è impossibile: lei è sublime e la storia si svolgeva a Santiago del Cile. Dovevo avvicinarmi a lei come si fa a teatro con personaggi come Amleto. Immediatamente ho immaginato come sarebbe potuta essere Gloria in America e l’ho vista a Los Angeles, anche se per me sarebbe stato più comodo collocarla nella mia New York, dato che vivo lì. 

Il film racconta come la maturità cambi l’approccio ai sentimenti. Lei che cosa ha cambiato col tempo?

Il bello di aver superato i 50 anni è sapere ciò che ami e ciò che consideri un peso. E naturalmente comportarti di conseguenza. E comunque non è mai facile guardarsi come farebbe un estraneo. Di sicuro ho cambiato un po’ il modo di vestire. Non posso mettere le stesse cose di mia figlia 17enne, ma allo stesso modo non credo che esista una divisa per ogni età. 

Mi sembra che lei fosse amica Karl Lagerfeld. Che cosa l’ha colpita quando ha saputo della sua scomparsa?

Ho pensato subito alla sua curiosità e incredibile memoria. L’ho conosciuto nel 1998, quando ero stata nominata agli Oscar per Boogie Nights. Mi trovavo a Parigi e lui mi invitò a pranzo. Parlammo a lungo, ma mai di vestiti. Era interessato a capire chi fossi, era molto curioso e mi faceva mille domande. Quando ci siamo incontrati nuovamente, tempo dopo, ricordava ogni dettaglio della nostra conversazione. La sua scomparsa mi rattrista, ma so che lui vive tra noi.

Qual è il rapporto con l’immagine che ha di se stessa?

Di sicuro penso di essere più brava a scegliere che cosa mettere oggi di quanto lo fossi da ragazza: se riguardo alcuni look del passato, compresi quelli sul tappeto rosso, spesso mi vergogno molto. Ma penso anche che l’abito  e la moda siano uno strumento per sentirsi liberi. 

Che cos’altro le dà un senso di libertà?

L’arte. Per lavoro passo molto tempo a domandarmi che cosa succede dentro noi esseri umani. E l’arte ha il potere di darti delle risposte: un’opera non ti piace perché è bella, ma perché riflette in qualche modo un’esperienza universale. Passiamo le giornate a ridere guardando una foto buffa su Snapchat, a programmare gli impegni di famiglia, a cercare una casa per le vacanze, ma alla fine niente come l’arte ti fa vedere le cose dalla giusta prospettiva. 

A proposito di prospettive, come vede le donne ai giorni nostri? Stanno veramente conquistando spazio e importanza?

A me sembra che negli Stati Uniti il tema dell’emancipazione femminile sia un po’ come quello delle discriminazioni razziali. Abbiamo fatto innegabilmente dei progressi, ma possiamo davvero dire che oggi siamo tutti trattati allo stesso modo e abbiamo tutti le stesse opportunità? Io vedo un passo indietro per ogni passo avanti. 

Per esempio in quali circostanze?

Mia figlia Liv, 17 anni, frequenta una scuola femminile e anche solo studiando la letteratura inglese sta scoprendo tutte le discriminazioni che per tanto tempo erano assolutamente la norma. Queste cose non accadono da sole, ma perché la società spinge in quella direzione. Adesso stiamo faticosamente invertendo la rotta. Parlare di eguaglianza non è più un tabù e francamente non ricordo un periodo storico in cui la voce femminile si sia levata così chiaramente. In più c’è un’altra cosa che mi rende molto fiera: i film di donne, prodotti o diretti da donne, ora sono grandi successi quindi nessuno può più dire che gli attori uomini portano più persone al cinema. Insomma, sono ottimista. 

Lei è sempre così solare?

No, per un lungo periodo mi sono sentita infelice. E quando cercavo di condividere i miei sentimenti con le persone che avevo vicino, tutti mi ascoltavano e poi mi dicevano: “Tranquilla, è normale, andrà tutto bene”. Poi ho incontrato una persona che mi ha detto: “No, se stai così, devi cambiare qualcosa”, e questa per me è stata una rivelazione. Se per troppo tempo ti senti arrabbiata e mal disposta verso qualcosa che fai ogni giorno, vuol dire che stai perdendo tempo e facendo la cosa sbagliata per te.