L'amica geniale torna in America: intervista a Saverio Costanzo

by Silvia Bizio April 11, 2020
Italian director Saverio Constanzo

maria sicilia/mondadori portfolio/getty images

E’ arrivata, a partire sulla HBO, la seconda stagione di L'Amica geniale -  La storia del nuovo cognome. La serie creata da Saverio Costanzo (Private, La solitudine dei numeri primi), è tratta dal quartetto di romanzi best-seller di Elena Ferrante (un nome-de-plume, la sua vera identità è tuttora un mistero), enorme successo editoriale in tutto il mondo. Notevole l'attesa anche tra gli spettatori americani, che avevano seguito la prima stagione molto fedelmente con una media di circa un milione di spettatori per episodio ed ottime critiche. Non male per una serie in lingua straniera, sottotitolata, e ambientata a Napoli negli anni '50 e '60 (le prime due stagioni).

Prosegue in queste puntate la crescita delle due amiche Elena (Margherita Mazzucco) e Lila (Gaia Girace), tra gioie, illuminazioni e miserie dovute soprattutto alle costrizioni sociali e i soprusi da parte di quasi tutti i maschi del quartiere. Ne abbiamo parlato con Costanzo, scrittore e regista, 45 anni, gia' messosi in mostra  in TV come autore della versione italiana di In Treatment. Costanzo ha diretto numerosi episodi della seconda stagione. Il quarto e quinto sono stati affidati ad Alice Rohrwacher, la cui sorella Alba, attrice, è stata coinvolta fin dall'inizio come  voce fuori campo dell'io narrante (Elena).

Saverio, ha mai incontrato la Ferrante?

No, ci siamo solo scambiati email. Io sono rispettoso di questo suo desiderio di anonimato. E poi conoscere la Ferrante è molto semplice, non nel senso di identità ma di scrittrice. Ciò che doveva dire lo ha detto, ed  è un privilegio enorme per me poter vivere nel suo universo letterario, che è anche un  modo per entrare in contatto con lei, perché c’è uno studio molto profondo dietro ogni sua trasposizione.

Dice “lei”: è dunque convinto che la Ferrante sia una donna? Molti ne dubitano...

Io non ne ho dubbi: è una donna ed è una persona sola, non è un collettivo né una coppia di autori. La sensibilità della sua scrittura e l'analisi della psicologia femminile non possono che essere di una donna.

Dunque lei non si stanca mai di leggere e adattare la Ferrante?

Mai. Devo dire che la cosa che mi sorprende di più anche ora che siamo alle prese con la  sceneggiatura  della terza stagione è che Ferrante non annoia mai, c’è  sempre qualcosa di nuovo da scoprire, da imparare. Tutti questi movimenti psicologici interiori, drammaturgici sono legati in maniera misteriosa all’età delle protagoniste che racconta in quel momento: crescendo cambiano il modo di parlare, di comportarsi, di agire, e tutto questo non rende mai ripetitivo il lavoro, è  come andare verso una comprensione profonda della vita dei due personaggi, una continua scoperta.

A scene from "My Brilliant Friend", season 2, 2020

Margherita Mazzucco e Gaia Girace in una scena di L'amica geniale.

hbo

 

Secondo lei il fatto che la serie TV sia stata realizzata da un network come la HBO  con visione internazionale e non solo italiana ha influito sulla scrittura per voi?

Assolutamente no. Il dialetto napoletano è stato anzi intensificato rispetto ai romanzi, in nome dell'autenticità. Io del resto non avrei mai avuto la furbizia  di adattare una cosa per un pubblico piuttosto che un altro.  Ci siamo mossi sulle tracce del romanzo senza mai deviarne, rispettandone l’essenza profonda. Secondo me quando una storia è  così specifica e coerente, intelligente, diventa universale. Il fatto che sia una storia italiana cambia molto poco, perché questi sono personaggi universali, comprensibili a tutti.

Ha notato differenze nel rapporto con il materiale fra il pubblico americano e quello italiano?

Non saprei ancora decifrarle. Quello che capisco guardando le relazioni che la HBO fa rispetto anche ai movimenti social mi sembra  che tutto il mondo è  paese, sarà un cliché ma è  vero.  Tutti reagiscono più o meno nello stesso modo.  E poi è  forse vero che gli americani sentono il fascino, a volte un’ossessione, per l’Italia degli anni '50 e '60: ci vorrebbero in formalina, imbalsamati in quell'epoca!

State scrivendo la terza stagione, dunque. Sarà una co-produzione internazionale?

Si, è una co-produzione Wildside, Fandango, Rai Fiction ed HBO. Margherita e Gaia finiscono il loro lavoro al termine della seconda stagione. Dopodiché  ancora non sappiamo: la storia procede nel tempo, le due maturano, arriviamo fino ai loro 40 e 50 anni di età, come tutti i lettori della Ferrante sanno.

Lei personalmente da che cosa è  stato attratto per questa serie, che per lei dev'essere un enorme mole di lavoro? 

La passione era cominciata ovviamente con il quartetto di romanzi. Ho amato moltissimo quei libri, e sono un lettore accanito della Ferrante da sempre, da molto prima dell'uscita del primo volume dell'Amica geniale. Le avevo  chiesto il permesso dell'adattamento cinematografico del suo terzo libro, La Figlia Oscura, nel 2007, e lei era stata molto generosa con me, mi aveva dato la possibilità gratuita di lavorare alla trasposizione, Non avevo grande esperienza produttiva all’epoca, e non se ne è fatto niente. Ma quando la casa editrice mi ha telefonato per offrirmi la regia di questa serie, il mio era uno dei nomi che lei stessa aveva suggerito. Si era  fidata di me, mi ha dato sempre il suo pieno supporto. Una vera benedizione.