Marco Bellocchio: "Questo cinema è la nostra storia, la nostra vita"

by Elisa Leonelli November 23, 2019
Director Marco Bellochio

hfpa/armando gallo

Il regista italiano Marco Bellocchio è venuto a Los Angeles per presentare il suo ultimo film, Il Traditore, scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar e candidato ai Golden Globes. Lo ha accompagnato Pierfrancesco Favino, l’attore che interpreta Tommaso Buscetta, il “pentito” del titolo. La prima del film, presentato da Cinecittà Luce nel contesto della rassegna Cinema Italian Style, e dal distributore USA Sony Classics, si è svolta il 16 novembre allo storico cinema di Hollywood, il Chinese Theatre, inaugurato nel 1927. Il Consolato Italiano ha proiettato il primo film del regista, I pugni in tasca (1965), all’Istituto di Cultura. I giornalisti della Hollywood Foreign Press hanno intervistato Bellocchio e Favino.

Bellocchio, nato a Bobbio in provincia di Piacenza il 6 novembre 1939, ha appena compiuto 80 anni, o come dice scherzosamente Favino, ha festeggiato il suo quarto ventesimo compleanno. Si era affermato con film impegnati come I pugni in tasca (1965), La Cina è vicina (1967), Nel nome del padre (1972), Marcia trionfale (1976), Salto nel vuoto (1980).  Ha continuato a dirigere film di rilievo, come L’ora di religione (2002), Buongiorno, Notte (2003), Vincere (2009), Bella addormentata (2012), Fai bei sogni (2016).

Bellocchio spera che il successo deIl traditore significhi che in Italia si sia ritornati a un’attenzione a temi civili, come negli anni 60, 70, 80, quando esisteva un cinema sociale di denuncia contro un certo tipo di potere.  “Quello che si definiva il cinema politico risponde a una situazione politica italiana attuale che è molto povera, in cui le idee politiche non esistono più, di conseguenza il rapporto con la gente di coinvolgimento con una ideologia politica è scomparso.  Un tempo si diceva che la politica può cambiare il mondo. Questo ora non lo dice più nessuno.”

Il regista, che si autodefinisce anarchico e ribelle, e ha sempre votato per partiti di sinistra, non riconosce some sua l’Italia della Lega Nord, non condivide le affermazioni di Matteo Salvini sulla minaccia dell’immigrazione, dice che sarebbe come avere paura di fantasmi che non sono reali.

Non considera il pentito Tommaso Buscetta un eroe, che sacrifica la vita per un ideale. Non ha paura di morire, però la sua grande aspirazione, realizzata, è di morire nel suo letto, nel senso di non essere ucciso dai suoi avversari.  “Non è una figura eroica, lui lo ha fatto per sopravvivere, per salvare la sua famiglia, però è un uomo coraggioso che io rispetto, che con la sua collaborazione ha permesso al grande giudice Giovanni Falcone di istituire un processo, di condannare una serie di criminali mafiosi di Cosa Nostra.”  Il regista ritiene invece che Falcone sia un vero e proprio eroe, privo di qualsiasi retorica: sa che potrebbe morire da un momento all’altro, ma vuole far rispettare la legge, le istituzioni.  Falcone fu infatti assassinato a Palermo nel 1992 dalla Mafia Corleonese, due mesi dopo un altra strage al tritolo tolse la vita al magistrato Paolo Borsellino.

A scene from "The Traitor", 2019

Pierfrancesco Favino in una scena de Il Traditore.

Laura Siervi

Il maxiprocesso di Palermo del 1986-87 contro 460 imputati di Cosa Nostra risultò in pesanti condanne fra cui 19 ergastoli, grazie alla testimonianza di Buscetta e di altri pentiti come Totuccio Contorno, interpretato da Luigi Lo Cascio nel film Il Traditore.  Bellocchio commenta, “L’estrema importanza di questo processo è che la grande storia di Cosa Nostra era senza parole scritte, era stata tutta trasmessa oralmente, e per la prima volta si è ricostruita questa storia, ed è stata scritta, verbalizzata. Il film rappresenta in modo teatrale quella vittoria, parziale, dello stato contro la mafia. Si diceva che la mafia era invincibile, perché c’era un’omertà assoluta, invece si è dimostrato che, con la collaborazione di Buscetta, poi di altri pentiti che son diventati centinaia, quella struttura incrollabile era fragile e poteva essere sconfitta.”

Ai giornalisti della HFPA Bellocchio ha raccontato che da ragazzo il grande cinema americano era il suo mito. “Ricordo (che) vidi con grandissima emozione Fronte del Porto di Elia Kazan con Marlon Brando.  Però dopo la mia formazione di cineasta e più riferita al cinema italiano.  Penso a Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Federico Fellini, perché questo cinema è la nostra storia, la nostra vita.”