Oprah: “Tutti vogliamo essere visti, ascoltati e compresi”

by Armando Gallo September 23, 2019
Oprah Winfrey, Cecil B. deMille Recipient

armando gallo

Negli Stati Uniti la persona più importante del Paese risiede alla Casa Bianca e non può governare per più di otto anni. Ma negli ultimi 30 nessun presidente ha avuto la popolarità, l’influenza e il potere caparbio, ma sottile di Oprah Winfrey. Attrice, produttrice, conduttrice di uno storico talk show, filantropa, proprietaria di un impero mediatico e di un canale tv che porta il suo nome, Oprah rappresenta la certezza nei tempi più incerti d’America. 

La incontro in un albergo di Los Angeles alla presentazione della serie tv David Makes Man, da lei prodotta e trasmessa sul suo canale OWN, ma so di non avere davanti “solo” una donna di spettacolo. Negli Stati Uniti abbiamo tutti la stessa sensazione da quando il 7 gennaio del 2018 Winfrey salì sul palco del Beverly Hilton Hotel di Los Angeles per ricevere il Golden Globe alla carriera e pronunciare il discorso che l’ha resa una candidata “in pectore” alla Casa Bianca. È stata lei a scandire le tre parole “Time is up” (“Il tempo è finito”), dando forza a uno dei movimenti anti-molestie che hanno rivoluzionato Hollywood. Ed è stata lei a dire: «Io voglio che tutte le ragazze sappiano che c’è all’orizzonte un nuovo giorno». 

Dopo, il mondo pensò di aver trovato in Winfrey la candidata della società civile in grado di tenere testa al presidente Donald Trump. Ma lei, pur lusingata (o tentata) dalla proposta, è sempre rimasta un passo indietro. Lo fa anche oggi: «La domanda che mi pongo in continuazione da allora è: come posso essere di aiuto per qualcosa più grande di me? Ma non mi sono ancora data una risposta».

Oprah oggi ha 65 anni, una donna-azienda del valore di 3 miliardi di dollari, un traguardo raggiunto con una determinazione fuori dal comune: nata in Mississippi da una madre poco più che adolescente, Oprah, dopo anni di abusi, scappò di casa, restò incinta a 14 anni, ma suo figlio nacque senza vita. La scuola e una serie di borse di studio la portarono nel mondo dell’informazione e, di lì a pochi anni, sarebbe diventata “La regina di tutti i media”, come viene chiamata. Per questo la sua attività filantropica si concentra soprattutto sull’educazione.

In David Makes Man racconta la vita di un ragazzo afro americano, dotato, ma che deve scegliere tra la strada dove è cresciuto o un’educazione superiore che gli sembra lontana.

Oprah Winfrey and writer Tarrell McCarney

Oprah Winfrey e Tarrell McCraney.

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Perché proprio questa storia?«Perché racconta, lontano dai luoghi comuni, come un ragazzo nero affronta le difficoltà. Sono una donna di colore, ho avuto un’infanzia difficile, ma non ho idea di come sia crescere oggi in America se sei un adolescente afroamericano. Allora ho pensato: “Se questa storia interessa a me, potrà piacere anche ai telespettatori”. In fondo sono una persona come tante, forse ho solo un maggior numero di scarpe nell’armadio», e ride.

Come si fa a convincerla a investire in un progetto?«Io credo molto ai segni del destino. Per David Makes Man mi trovavo a un’importante riunione e mi dissero che nella stanza accanto lo sceneggiatore Tarrell McCraney avrebbe presentato una sua idea e che sarei potuta passare a salutarlo. Chiedo cinque minuti di pausa, lo bacio e poi qualcuno mi fa: “Oprah, dovresti restare qui, è questa la riunione che non devi perdere oggi”. E così sono rimasta. Il resto lo sapete già».

 Tante persone di successo vengono da umili origini. Lei è l’esempio più famoso. Quanto un’infanzia difficile l’ha aiutata a diventare la donna che è oggi?«Dico a tutti che, se non avessi affrontato i traumi e gli abusi che ho vissuto da ragazza, oggi non sarei qui. Ho amici che hanno molte possibilità, potere, denaro. E so benissimo che, se fossi stata figlia loro, sarei stata una fannullona. Tutto quello che nel mio passato è successo “a me” è successo anche “per me.” Avere davanti delle sfide enormi, non sentirmi amata, venire rifiutata dalla mia famiglia mi hanno reso la donna che sono e mi hanno fatto sviluppare quell’amore per le relazioni autentiche che ho cercato di portare in tv durante la mia carriera. Non sono andata da nessuno psicologo in vita mia, ma quei 25 anni di talk show sono stati la mia terapia».

 Che cosa ha imparato in quel periodo?«Che la storia di ognuno ha un valore e che tutti vogliamo la stessa cosa: essere visti, essere ascoltati, essere compresi».

Lei sulle vicende altrui ha costruito una carriera.«Come dico sempre, saper raccontare storie è la religione di questa nostra epoca. Una storia è il modo in cui puoi raggiungere il  cuore di qualcuno in qualunque parte del mondo».

Lei sostiene che le persone non nascano razziste, ma che lo diventino. Perché?«Perché quando vediamo qualcuno diverso da noi, ma non lo conosciamo, ragioniamo automaticamente attraverso pregiudizi e luoghi comuni. Solo quando entriamo in contatto con lui, e impariamo che ama e soffre come noi, capiamo che abbiamo gli stessi sogni e le stesse aspirazioni. Per questo l’educazione e il confronto sono così importanti nella nostra società».

Quando lei ha tenuto il suo discorso ai Golden Globes del 2018 ci è sembrata molto presidenziale.«Era un discorso importante, ma l’unica cosa a cui pensavo non era la presidenza, ma restare nel tempo che mi era stato concesso, dato che alle prove ero stata più lunga di tre minuti. Ma non voglio eludere la sua domanda: da mesi la gente continua a parlarmi di “Oprah presidente” e io credo di non essere adatta a quella carica. Penso, però, di essere in qualche modo chiamata a servire gli altri in una maniera che ancora non mi è stato rivelato». 

Si affida al destino?«C’è un canto afroamericano a cui sono molto legata in cui si recita: “Non rinuncerei a nulla del mio viaggio”. Vuol dire che ogni momento della nostra vita, bello o brutto, fa parte di un disegno che ci ha portato dove siamo ora».  

E dove sarà domani?«Esatto, è questa la domanda da farsi. Sono cresciuta con la poetessa Maya Angelou, ho passato anni a parlare con lei nella sua cucina e lei mi ha dato un grande consiglio. Nel 2007 avevo aperto una scuola in Sudafrica destinata alle ragazze povere, ma meritevoli (l’Oprah Winfrey Leadership Academy for Girls, ndr). Quando tornai, le dissi che era stato il mio progetto più ambizioso e che probabilmente sarebbe stata la cosa più importante che avrei concluso in tutta la mia vita. E lei mi ammonì: “Tu oggi non hai la minima idea di ciò per cui sarai ricordata. Il tuo lascito al mondo è ogni vita che tocchi, ogni persona in cui lasci il segno, alla quale trasmetti la tua energia”». 

Nel 2007 sostenne Barack Obama contro Hillary Clinton per la corsa alla Casa Bianca. Il suo schierarsi spostò milioni di voti. Ha deciso chi sosterrà alle prossime elezioni?«Faccio come tutti gli americani, sto ancora valutando, cercando di capire chi sarà la persona degna della mia fiducia. Ma chiunque sia, di certo farò il possibile per aiutarla».