Robert Downey Jr. - Iron Man Lives Forever!

by Armando Gallo May 7, 2019
Actor Robert Downey Jr.,Golden Globe winner

armando gallo/hfpa

Robert Downey Jr.  è probabilmente la persona che, poco più di dieci anni fa, senza nemmeno saperlo, ha salvato il cinema.  Pensate ai multisala con i loro grandi schermi, le poltrone comode in cui sprofondare per un paio d’ore, i secchielli di pop corn e i portabibite: ecco, probabilmente senza Robert Downey Jr. e i film della saga degli Avengers - 22 titoli che hanno incassato solo al botteghino circa 20 miliardi di euro - tutto questo sarebbe già stato spazzato via dalla rivoluzione dello streaming e delle serie tv a portata di tablet. Glielo facciamo notare e a Downey Jr. sfugge un sorriso: «E pensi che ormai io i film li guardo sullo schermo di un iPad: in casa ho una sala fatta apposta per le proiezioni, ma è sempre occupata dai miei figli e dai loro amici».

Quando nel settembre del 2006 fu scelto per interpretare il super eroe Iron Man, l’uomo di ferro nato dai fumetti della  Marvel, Robert Downey Jr., che oggi ha 54 anni, stava cercando di dimostrare di non essere un rottame. Dal 1996 al 2001 aveva collezionato arresti per droga e possesso di armi da fuoco, ricoveri urgenti in cliniche di riabilitazione e il licenziamento dalla serie tv Ally McBeal. Ma il regista Jon Favreau convinse la Marvel a fidarsi di lui: due anni dopo la pellicola non solo è un successo, ma trasforma Robert nella star più pagata al mondo e inaugura una serie di film miliardari capaci di sostenere i bilanci di ogni stagione cinematografica, generando un inarrestabile giro di affari di gadget, come sa bene chiunque sia mai entrato in un Disney Store.

Secondo la leggenda, la trasformazione di Robert ha un nome e un cognome: Susan Levin, la produttrice californiana conosciuta sul set del film Kiss Kiss Bang Bang e sposata nel 2005, dalla quale l’attore ha avuto i figli Exton e Avril, 7 e 4 anni (Indio, 25, è nato invece dall’attrice e cantante Deborah Falconer, ndr). Oggi, però, all’Hotel Intercontinental di Los Angeles Downey Jr. è senza Susan: l’occasione è il film Avengers: Endgame,  che dovrebbe chiudere una volta per tutte lo scontro tra i supereroi buoni come Thor, Hulk, Captain America, Iron Man e lo sterminatore alieno Thanos. Chissà, perchè il film ha stravolto il box office mondiale, incassando quasi un miliiardo e mezzo di euro nel solo primo week end. Chi lo sa se sarà veramente la fine.

 “Endgame” significa “fine del gioco”: vuol dire che questa sarà l’ultima avventura degli Avengers tutti insieme?

Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni, è che in un film Marvel la fine è la fine solo fino a quando qualcuno ti dice che non lo era affatto. Si può sempre tornare indietro nel tempo, cambiare la trama, usare effetti speciali mai visti.

Lei come se la cava con gli addii?

Insomma. Ho cominciato a recitare in questi film che ero un 40enne, oggi sono un 50enne, ma mi sento ancora un ragazzino.

Dopo dieci film della saga, non vorrebbe fare altro?

Dico sempre: se vuoi far ridere Dio, digli che programmi hai. Apprezzo chi sa decidere ogni attimo della sua vita, ma io sono diverso. Certo, mi piacerebbe continuare a lavorare con Marvel, ma chi mi conosce sa che ho sempre voglia di nuove avventure. Anche se è difficile eguagliare quelle degli Avengers.

Quindi non ha ancora gettato le armature da Iron Man?

Non scherziamo, dopo tutti questi anni mi appartengono di diritto, dovranno strapparmele di dosso.

Lei che cosa ha sacrificato per essere un supereroe?

Sono un’appassionato di musica e ho dovuto mettere quest’attività in pausa, tanto a lungo che non so se riuscirò a riprenderla. Ma non sarebbe anche male per me trovarmi dall’altra parte della cinepresa. E, se le cose non dovessero funzionare, potrei sempre girarla verso di me, no?.

C’è un tratto di Tony Stark, l’inventore protagonista di Iron Man, che le è rimasto attaccato addosso?«Penso che, nel tempo, Tony abbia imparato a non voler essere sempre al centro dell’attenzione. Ha capito che deve prendersi cura dei suoi compagni. Questo è molto simile a ciò che è successo a me nel corso della vita. Imparare a dare spazio agli altri non è facile. Pensi che evito accuratamente i film che si prendono troppo sul serio, perché la ricetta giusta per me è non prendersi mai troppo sul serio.

Che cosa ha raccontato della sua vita ai suoi figli?

Ai miei figli? E quale bambino è mai stato interessato a suo padre? No, immagino che tra 30 anni potranno sapere di me tutto quello che vorranno, andando a cercare informazioni su qualche supporto digitale avanzatissimo. Per adesso a mio figlio interessa solo giocare con i mattoncini Lego, fare dispetti a sua sorella e mangiare di nascosto qualche merendina. Insomma, è concentrato sulle cose importanti.

È mai preoccupato per come si troveranno i suoi figli crescendo?

No, i tempi sono cambiati. Siamo nell’era dell’informazione e, per quanto possano sembrare difficili le sfide che i nostri ragazzi hanno davanti, io credo siano anche molto appassionanti. Io auguro a tutti di avere una vita che sia soprattutto un’avventura fantastica.