Spike Lee porta "She's Gotta Have It" a Netflix

by Silvia Bizio October 18, 2017
Tracy Camilla Johns and Spike Lee in a scene from "She's Gotta Have It", 1986

Tracy Camilla Johns, Spike Lee - She's Gotta Have It, 1986

40 Acres & A Mule Filmworks

Il primo film di Spike Lee, She's Gotta Have It (1986) diventa una serie TV.  Era la storia di una giovane donna (Tracy Camilla Johns nel film originale), artista e spirito libero  che sbarca il lunario a Brooklyn barcamenandosi tra  amici, lavoro e i suoi tre amanti (uno dei quali interpretato dallo stesso  Lee).  Ora, a 30 anni di distanza, She's Gotta Have It  riceve un trattamento extra-large, espansa e riadattata  grazie a Netflix (in streaming a partire da novembre): una serie di 10 episodi, tutti scritti e diretti dal prolifico da Spike Lee (anche autore di numerosi documentari), con DeWanda Wise nel ruolo della protagonista Nola Darling, e Anthony Ramos nel ruolo di Mars Blackmon, reso famoso allora da Lee. Nel 2016, Lee ha ricevuto un Oscar Onorario; nel 1990 aveva avuto deu candidature al Golden Globe per la regia e la sceneggiatura del suo celebre e citatissimo  Do the Right Thing.

La genesi di She's Gotta Have It, film e serie, affonda le radici nelle esperienze giovanili del regista nato ad Atlanta, Georgia, 60 anni fa (poi cresciuto a Brooklyn, dove tuttora vive). “Al tempo del film  avevo molti amici maschi che si davano un sacco di arie sulle loro conquiste sessuali e facevno a gara a chi rimorchiava di piu',” dice l'autore. “Se poi veniva fuori che una di quelle donne se la faceva con qualcun altro ecco che  davano  in escadescenze,  la gelosia esplodeva, si dimostravano fessi come chiunque altro. Nel film, come nella serie, la tematica è rovesciata:  viene esaminata cioè dal  punto di vista della donna. Si, il maschio viene sputtanato, allora come adesso. La donna da noi comanda, almeno nella mia visione del mondo.”

Spike Lee, il cui Crooklyn (1994) e' stato di recente premiato come miglior film su New York, sostiene che l'idea per la serie TV gli e' stata data da sua moglie, l'avvocatessa Tonya Lewis, madre dei suoi due figli. “E' stata lei a suggerirmi di rivisitare She’s Gotta Have It in formato fiction e in chiave contemporanea. Io non ci avevo mai pensato prima. Ci ho riflettuto e mi è parsa un'idea geniale.”

DeWanda Wise in the Netflix series "She's Gotta Have It"

DeWanda Wise, She's Gotta Have It, 2017

netflix

Verrebbe da pensare che sia stato facile trovare un network che accogliesse il progetto. Per niente. “Mi hanno dato tutti il benservito, anche le cable tradizionali, da AMC a HBO, fino a che non ho trovato Netflix, che ha immediatamente aderito. Netflix e' un luogo perfetto per gli artisti, una sorta di atelier per cineasti. Un'azienda che  riconosce la qualita' e la liberta' dei creativi, e lascia fare. A Netflix non interessano gli indici d'ascolto, perche' in quanto servizio streaming con piattaforma a pagamento e' superfluo: dunque pensa solo alla qualita' e all'originalita'. Una bella esperienza.”

Grazie a quel suo primo lungometraggio Spike Lee e' diventato autore cult, seguitissimo. “Grazie a quel piccolo film ho inziato il mio rapporto trentennale con Michael Jordan e la Nike per cui ho girato numerosi spot pubblicitari e sono riuscito a fare film non facili come Do The Right Thing o Malcolm X. Mi ha dato una linea di credito su cui davvero non speravo.” E pensare che non e’ nemmeno uno dei suoi film favoriti: “A dir la verita' non e' uno dei miei film che amo rivedere,” dice. “E’ stato il mio  primo film  e ci vedo tanti difetti,  tipico di un giovane regista, ed e’ doloroso per me guardarlo. Non l’avrei nemmeno rivisto se non fosse stato per la serie TV!”      

Della scelta ricaduta su Crooklyn come miglior film su New York (votato dai cittadini stessi), Lee dice: “Pensavo avessero semmai scelto Do the Right Thing, o di certo qualcosa di Woody Allen o di Scorsese. Ma sono felice. Crooklyn mi e’ particolarmente caro. E’ un film semi-autobiografico  sulla mia famiglia nei primi anni ’70, l’avevo scritto con mia sorella Joy.  Mia madre e’ morta da tanto tempo, aveva solo 41 anni quando ci lascio'.  L’ho rivisto nel giorno della mamma, quest’anno, e confesso che ho pianto. “

Non ha problemi a criticare l’America in cui viviamo: “Non e’ il mio presidente, ma il presidente degli Stati Uniti e’ “loco”, pazzo, e spero che lo costringano alle dimissioni quanto prima,” dice. “Per anni l'America e’ stata vista come faro della democrazia nel mondo,  il posto nel mondo dove tutti volevano andare, ma da quando c'e' questo tipo alla Casa Bianca il mondo  ride di noi. Tutti si chiedono ancora come possa essere diventato presidente, non solo in America.”